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LEVANIA: Nuova rivista letteraria napoletana

Nel degrado sociale e generalmente diffuso in tutti gli ambiti, con i tagli alla cultura operati a più riprese da un’amministrazione obnubilante e di corte vedute, la nascita di un “fiore” letterario è sempre un evento di eccezionale valore, un esempio da additare al popolo, quello buono e sano che ancora segue, ama e pratica la lettura approfondita, per scoprire e riscoprire nuove emozioni e per alimentare il senso critico e il senso estetico, oggi forse troppo spesso opacizzato dai mass-media e dal qualunquismo imperante. Una rivista letteraria nuova è pur sempre un atto di coraggio, da parte di chi l’ha ideata e progettata, e da parte di chi la vorrà sostenere, redattori compresi. Un atto di coraggio perchè si va, purtroppo, contro corrente, nel senso che la massa (non il popolo, che ha un’anima!) ama forse di più il fotoromanzo o il grande fratello, e quindi sarà utopica la rinascita del vero uomo. Ma noi ci crediamo, e combatteremo per questa idea, per questa nuova rivista, che si annuncia molto precisa, di qualità, seria, e che dà e darà voce non solo ai buoni poeti contemporanei, ma anche a tutti coloro che si occupano di cultura a largo raggio: filosofi, scienziati, critici, saggisti. Ecco qui di seguito il comunicato stampa che ne annuncia l’uscita.

Una nuova rivista nasce oggi a Napoli, e in Campania: un semestrale agile, che accoglie esempi di quanto si va scrivendo in Italia e in altri Paesi, senza trascurare la buona poesia che c’è in aree e in ambienti sfavoriti dall’assenza dell’editoria maggiore, e anche di quella media. In ossequio alla migliore tradizione novecentesca, che ha visto farsi sempre più intensi il confronto e l’interferenza tra linguaggi diversi, presentiamo, inoltre, il lavoro di artisti, scelti di preferenza tra quelli impegnati nella ricerca della comune origine segnica di figure e parole, e tra quelli che hanno avvertito l’esigenza di includere la parola, se non il testo poetico, nelle immagini che producono. Nella convinzione, infine, che pensare la poesia costituisca un’attività critica ed una forma di resistenza all’insensatezza, la redazione sarà attenta alle intersezioni della poesia con le discipline scientifiche e con la filosofia, presentando, dal prossimo numero, contributi teorici e saggistici.
La rivista si chiama Levania in omaggio a Sergio Solmi, che così intitolò, negli anni ’50, un’esile raccolta ispirata a un librino del Seicento, il Somnium, seu Opus de astronomia lunari, opera oscuramente utopica di Johannes Kepler.
Direttore responsabile: Eugenio Lucrezi
Comitato di redazione: Marco De Gemmis, Mario Fresa, Bruno Galluccio, Eugenio Lucrezi, Paola Nasti, Marisa Papa Ruggiero, Ugo Piscopo
Direzione e redazione: vico Latilla 18, 80134 Napoli
levaniapoesia@gmail.com

Edizioni La Città del Sole, Napoli
http://www.lacittadelsole.net
info@lacittadelsole.net

La rivista sarà presentata venerdì 20 aprile alle ore 17.30, presso la Libreria Guida a Port’Alba, Napoli. Saranno presenti, con l’Editore Sergio Manes, i redattori Marco De Gemmis, Mario Fresa, Bruno Galluccio, Eugenio Lucrezi, Paola Nasti, Marisa Papa Ruggiero, Ugo Piscopo. Letture a cura di Lucia Stefanelli.

Giuseppe Iuliano, testimone di poesia e libertà

Un munus amicitiae per i suoi sessant’anni: così è sottotitolata la recente pubblicazione della Delta 3 Edizioni, curata da Paolo Saggese, dedicata interamente al nostro amico poeta e scrittore irpino in occasione del suo compleanno. Una sorpresa, un regalo prezioso dunque che Peppino Iuliano meritava davvero, per la sua più che trentennale milizia nel campo della poesia non solo irpina, ma nazionale: una poesia incisiva, un canto che tocca soprattutto le sfere del sociale e della realtà meridionale in tutte le sue multiformi e a volte contrastanti peculiarità.

Un libro voluminoso, denso, interessante, che raccogliendo le tantissime testimonianze sulla poesia e sull’attività letteraria di Peppino Iuliano, realizza anche, se vogliamo, un disegno d’insieme che illustra molto bene tutto il mondo umano, sociale e letterario, nel quale il nostro amico si è sempre mosso e tuttora procede con grande intuito e intelligenza poetica, sapendo leggere attentamente nelle pieghe della terra, della natura e dell’uomo.

Il libro, che consta di ben 295 pagine, con una approfondita prefazione di Giuseppe Panella, riporta le testimonianze, le recensioni, i saggi, le lettere e i giudizi di numerosissimi amici letterati, critici, giornalisti, poeti e scrittori, i cui nomi in questa sede sarebbe impossibile riportare; tra questi, molti sono i personaggi illustri.

Chiude il libro una ricca bibliografia e l’elenco dettagliato di tutte le opere di Peppino Iuliano.

Giuseppe Vetromile

Una recensione di Anna Gertrude Pessina a “Mitografie”

La svolta onirica di Giuseppe Vetromile e il suo Ulisse minore

Perennemente in fieri, la poesia abiura solstizi e morte stagioni. Il suo spartito di grida e sussurri, illuminazione e folgorazione, spasmi e travagli, introspezione e romitaggi dell’io è il canto impe-rituro del poeta, inesaustivamente intento a sfogliare, quasi a lui solo sia dato svelarne il mistero, il grande libro dell’eterno vero, acqua sorgiva sulle pulsioni della sua curiositas. Una curiositas in-controllata, senza freni e cablature, prospettica, caleidoscopica e con obiettivo l’ansia di auscultare, intercettare, a seguire la recente fatica del Vetromile, enumerare molliche di sogni, visioni e fole di mondi fantastici, solido antemurale al peso di giorni sempre uguali.

È la svolta e la dimensione onirica del nostro poeta , noto agli amanti ed estimatori di Tersicore per aver dato alle stampe una copiosa messe di sillogi, suggerite da contingenze del proprio privato e interrelate con la pertinenzialità del contesto.

Seguendo da tempo storico l’iter ascensionale del Vetromile, ne apprezzo da sempre dinamismo linguistico e contenuti, peculiarità che non finiscono mai di sorprendermi per il proteismo del fan-ciullino che è in lui; un fanciullino che dallo spiralato salariato trasmigra, con un fardello di pro-blematiche inconfutabili, nell’Ulisse minore, uomo comune tra gente comune, in cerca di risposte almanaccabili, non circostanziabili, perché nessuno conosce il vero senso dell’andare.

Come già detto, è il nuovo polo della lirica vetromiliana. Essa prende spessore e consistenza nei dieci componimenti del citato Ulisse minore, perla di un messaggio unico e singolare, indipenden-temente dalle suggestioni che lo adultizzano e convertono in parola evocativa e pregnante, mera eccellenza dell’endecasillabo caudato, foneticamente e semanticamente armonizzato.

Nel pamphlet, che apre il volumetto collettaneo Mitografie, edito dalla Kairós, l’Ulisse vetromi-liano è un uomo come tanti, fagocitato da interrogativi afferenti il finalismo dell’essere nel ciclo in-cessante della materia che torna alla materia, partendo da un punto e ritornando nel medesimo punto.

Quesito ancestrale e senza soluzione di continuità: congiunto con una forma di scontento perma-nente, sollecita l’io narrante a traguardare, sulla scia degli eroi classici, mari non propri, senza che l’inattingibile diventi attingibile e comprensibile per il limitato intelletto umano. Allora la curiositas di scoprire cosa si nasconda sotto la veste del sole, di rivisitare Ogigia e Calipso, le Sirene e Poli-femo, Eolo e Apollo, si smorza per l’impossibilità di svelare arcani che sono rimasti tali anche per i personaggi mitologici che, tuttora, affascinano l’immaginario collettivo. La realtà irrecusabile è che il naturale bisogno di appagamento non può trovare pace in nessun porto. Sterile, perciò, a lume di ragione, disturbare il silenzio di Polifemo che sonnecchia alla sua pietra/ immobile nel tempo, sen-za sapere sciogliere enigmi di nuovi cieli. Persino lui difetta della qualità di antivedere: il suo oc-chio guardingo… è velato dal bonario trascorrere di giorni uguali. Sterile cercare Itaca distante, lontana: tra le sue pietre non si dipana bandolo di rivelazione che possa soddisfare l’andare, il viag-gio onirico della fantasia. A ragion veduta, non sarà erroneo rintracciare il teorema dei perché nelle piccole grandi cose della quotidianità. Come rinnegare, ad esempio, quella viva ed autentica del condominio? Lì, non viene meno la certezza di una Penelope, pilastro d’attesa, che tesse le mura di casa/ con sorrisi di vestaglia. È questo l’approdo dell’uomo materia tra la materia? Indubbiamente sì! Forse, più che inseguire chimere, naufrago e peregrino su mari non propri, il vetromiliano Ulisse minore si consapevolizza che è preferibile guardare vicino e cercare placamento alla mancata chiarificazione di enigmi, che metterebbero in difficoltà finanche la Sfinge e la Sibilla, nel mi-nimalismo del suo condominio, dove gli eroi di tutte le mitologie sono uomini e donne con occhio, come Polifemo, velato dal bonario trascorrere di giorni uguali. Certo non affabulano come gli dei e le dee greche, ma in cambio sono carichi di quel calore domestico intimo, confidenziale che su-scitano i sorrisi di vestaglia.

Lì, quando avrà compiuto/ il grande periplo, Ulisse-Vetromile, eteronomo dell’uomo basso, intriso di materia e di regole fisse, ritroverà eterna la sua Nausicaa anastasiana, come già Celeste, Rosamaria, Arianna, unico ubi consistam solido, stabile, senza nulla di utopico e di trascendentale.

Anna Gertrude Pessina

MITOGRAFIE, di Giuseppe Vetromile, Aldo Ferraris, Vincenzo Di Maro, Paola Casulli; Ediz. Kairos, Napoli, 2012; prefazione di Antonio Spagnuolo.

La presente nota critica è tratta da: http://www.literary.it/dati/literary/p/pessina/mitografie.html

Proclamati i vincitori del Premio “Maria Pina Natale” 2012

La giuria composta daRina Pandolfo, scrittrice (Presidente), Katia Bonfiglio, docente di latino, Anna Maria Crisafulli Sartori, giornalista, Ella Imbalzano, critico letterario, Giuseppe Vetromile, poeta e scrittore, ha scrutinato i lavori della Settima edizione del Premio Letterario “MARIA PINA NATALE” dedicato alla poesia edita, proclamando i seguenti vincitori:

 

1° classificato, Marisa Pelle, da Messina, con il libro “Dai gradini del Persephoneion”, Ed. Besa.

2° classificato, Carla Baroni, da Ferrara, con il libro “Rose di luce”, Ed. Bastogi.

3° classificato, Paolo Sangiovanni, da Roma, con il libro “Penelope”, Ed.Cir.letterario “Ponte San Nicolò”.

 

Per la sezione dedicata agli studenti, il riconoscimento di merito avverrà durante la cerimonia di premiazione.

 

La cerimonia della settima edizione del Premio Maria Pina Natale si svolgerà martedì 3 aprile 2012 alle ore 17.00 presso l’Aula Magna del Liceo Maurolico di Messina . I vincitori della sez. A Silloge edita saranno avvisati tempestivamente secondo le modalità previste dal bando, mentre i vincitori della sezione B studenti saranno proclamati durante la cerimonia.

Il Premio Caput Gauri

Il Premio Caput Gauri.

Il Premio Caput Gauri

E’ stata bandita la XXIX Edizione 2012 del Premio Caput Gauri – Sezione Poesia Edita.

REGOLAMENTO

Si concorre inviando quattro copie di un libro di poesie edito in lingua italiana nel periodo: 1 Gennaio 2009 – 30 Aprile 2012 (alle copie dovrà essere allegata la scheda di partecipazione debitamente compilata).

Non è dovuta alcuna quota di iscrizione.

La Giuria Tecnica designerà tre finalisti, ai quali verrà assegnato un premio ex-aequo di euro 800,00 (ottocento) ciascuno. Fra questi la Giuria Popolare (composta da 30 cittadini) durante la cerimonia di premiazione sceglierà il vincitore, al quale verrà assegnato un ulteriore premio di euro 800,00 (ottocento).

I tre poeti finalisti si impegnano ad inviare gratuitamente altre 12 copie del libro per la Giuria Popolare.

Verrà pubblicata una antologia contenente alcune poesie dei premiati. Il volume verrà presentato al pubblico in occasione della cerimonia di premiazione.

I libri dovranno essere inviati entro il 30 APRILE 2012

per Posta a:
PREMIO “CAPUT GAURI”
Casella Postale 5
44021 CODIGORO (FE)

per Corriere a:
Ditta PIMPINATI & C.
Via IV Novembre, 15
44021 CODIGORO (FE)

La Cerimonia di Premiazione si svolgerà nella suggestiva cornice dell’ Abbazia di Pomposa, alla presenza di un ospite d’onore, entro il mese di Ottobre 2012. Nel corso della cerimonia, alcune poesie dei vincitori verranno lette dagli attori del Gruppo “Amici del Teatro” di Codigoro.

L’esito del Premio sarà comunicato ai vincitori, agli organi di stampa e riportato sul sito Internet.

In caso di assenza alla cerimonia di premiazione, i finalisti ed il vincitore avranno diritto al titolo del Premio, senza il corrispettivo in denaro.

I testi inviati non saranno restituiti.

La partecipazione implica la piena conoscenza e accettazione delle presenti norme.

Codigoro, 22 Febbraio 2012

Il Presidente
del Premio
Dr. Ermanno Baldo

Il Presidente
dell’Associazione Culturale “Caput Gauri”
Dott. Giuliano Pestilli

Segreteria:

Tel. 342 3784850 – 0533 710700 – 0533 53615
E-mail: caputgauri@libero.it

Rif.:
http://195.62.166.245/codigoro/common/AmvDocumentoInfo.do?ID=267&REV=0&MVSZ=50&MVPD=

 

PREMIO “CAPUT GAURI”
Scheda di partecipazione da compilare, firmare e spedire insieme ai libri di poesie.
Nome ___________________________ Cognome ____________________________
Via ____________________________________________________ n° __________
CAP _________ Città _____________________________________ Prov. _________
Tel. __________________________ E-mail _________________________________
Casa Editrice __________________________________________________________
Via ____________________________________________________ n° __________
CAP _________ Città _____________________________________ Prov. _________
Tel. __________________________ E-mail _________________________________
Data _________________ Firma _________________________
LEGGE 675/96: TUTELA DELLA RISERVATEZZA DEI DATI PERSONALI. Si comunica che i dati personali degli autori vengono gestiti al
solo fine di informare gli interessati sull’esito del Concorso. Si garantisce che non saranno comunicati a terzi né altrimenti diffusi

La Giornata Mondiale della Poesia all’Aquila

Il 21 marzo si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’UNESCO per riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace. Quest’anno, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha scelto di celebrare la Giornata a l’Aquila, eleggendola quale “sede” della Giornata Mondiale della Poesia per dare speranza a questa città distrutta, provata ed abbandonata che, con il terremoto del 6 aprile del 2009, ha visto andare in frantumi le splendide architetture ed il ricco patrimonio culturale. Grazie al lavoro dell’’Associazione “Itinerari Armonici”, patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, che ha ideato ed organizzato “La Poesia Manifesta”, L’Aquila diverrà per un giorno il luogo della poesia ed il crocevia della cultura espressa sotto forma di esperienze diverse ma comunque affini e sorelle.

Proprio su questi principi  prende il via CORRISPONDENZE –Visioni e Versi per questo Luogo, progetto scaturito da un’idea di Danilo Balducci e Rino Bianchi, promosso dall’Associazione Culturale Le Chat Noir e dal Gruppo OCCHIO QUADRATO. Un percorso-memoria nei luoghi martoriati dal sisma. 21 fotografie accompagnate da 21 poesie, immagini e parole che suscitano emozioni, provando a stabilire tra loro un incontro, ricercando una CORRISPONDENZA espressiva condivisa, mettendo in evidenza il rapporto tra “luogo, immagini e parole”.  L’animo di un luogo scaturisce dalla sua storia, dalle sue vicissitudini, dagli eventi che vi si sono succeduti. Far divenire l’attimo duraturo, serbare il percorso umano, la storia di una comunità, una certa memoria. Così in un contesto molto caratterizzato e carico possiamo inserire queste CORRISPONDENZE di poeti e fotografi, tra immagine e poesia che, con storie e percorsi diversi, sono approdati in questo Luogo.
Il ritratto che esce ha la carica e la forza dell’umana quotidianità, dove le immagini corrispondono alle parole. Questa idea si  presenta come linguaggio caleidoscopico, sfaccettato, composto di molteplici fotogrammi, multiformi versi, tanti movimenti, tante azioni di lavoro, di pause, di ozio fermato e condensato in un’immagine fotografica o in un verso. Come tessere della vita, tessere di una vitalità che scorre sottotraccia, che s’incunea, che si perde, nei vicoli, nei portici e poi di nuovo si spande nelle strade, negli ultimi orti, nei cortili. 
Al progetto che si svolgerà dalle ore 11 del 21 marzo 2012, presso il Centro Direzionale Valentini, in Via dell’Arcivescovado, hanno aderito Danilo BALDUCCI, Francesca BELLINO, Elena BELLO, Rino BIANCHI, Maria Grazia CALANDRONE, Nicole CIMINO, Tania CRISTOFARI, Claudio DAMIANI, Riccardo DURANTI, Daniela FABRIZI,  Antonietta GNERRE, Maria GROSSO, Anna MANNA, Dario ORLANDI, Paolo PORTO, Valentina PROTOPAPA, Cony RAY, Lidia RIVIELLO, Francesca SPERANZA, Gabriella SICA, Luigia SORRENTINO, Patrizia TOCCI.


CORRISPONDENZE –Visioni e Versi per questo Luogo- 
Dove: L’Aquila Centro Direzionale Valentini Via dell’Arcivescovado
Ore: dalle ore 11,00 del 21 marzo

“La lettera smarrita”, di Anna Aita

Esempi di storie e romanzi progettati e scritti sulla base di ipotetici manoscritti ritrovati dall’autore in fondo ad un cassetto della casa paterna o in una cassapanca abbandonata nel soffitto della casa dei nonni, o in qualche altro modo ancora più originale, se ne possono forse menzionare in grande quantità. Questa modalità è particolarmente intrigante ed affascinante, perchè racchiude in sé la novità, il mistero, la curiosità di sapere e di conoscere fatti accaduti ma che non sono mai stati resi noti, non sono mai entrati nella storia ufficiale, indipendentemente dal fatto che possa trattarsi di storie vere o inventate. Ma lo schema, la modalità, come dicevo, è particolarmente accattivante, e apre orizzonti vasti e articolati, in base ai “documenti” ritrovati.
“La lettera smarrita” rispecchia in pieno questo schema, facendo pregustare già fin dalle prime righe una storia che è in grado di suscitare forti emozioni, inducendo il lettore a proseguire ininterrottamente per scendere sempre più in fondo e rovistare nel cuore della storia per assaporarne la curiosità, il mistero.
Il libro inizia con un antefatto che sa di coincidenza troppo fortunata, per essere solo una semplice coincidenza, il che già comincia a velare il racconto, almeno l’inizio, di una saporita suspence di carattere quasi magico. E cioé: l’Autrice del libro racconta e spiega come, in una mattina che si annuncia piena di sole (e già questo particolare potrebbe indicare metaforicamente un percorso di luce che finalmente sveli le cose sepolte nella memoria…), rimettendo in ordine la libreria, ritrovi un plico contenente scritti e appunti di un suo vecchio amico, Norberto Mauri.
Il lungo racconto ricostruito dall’autrice, Anna Aita, sulla base di quegli appunti ritrovati, fotografie, articoli di giornali ed altre annotazioni sparse, riguardanti il doloroso periodo dell’ultima guerra mondiale a Napoli, e completati poi in presenza dell’amico Norberto, finalmente rintracciato, si origina dunque da qui. Ora il materiale, per così dire, è pronto per essere sviluppato in un racconto affascinante, doloroso ma anche commovente, grazie soprattutto alla bravura e alla grande esperienza di scrittrice di Anna Aita, che ha saputo irrorare i fatti e gli episodi narrati, di una lucidità descrittiva e figurativa eccezionali, plasmandovi una forte emozionalità che traspare evidente in ogni pagina, si può dire in ogni capitolo. La narrazione condotta in prima persona rende più viva ed immediata la storia, l’attualizza e ce la rende più che visiva, compartecipata. Ed anche qui sta il grande pregio dell’autrice, sapersi immedesimare pienamente nel tessuto narrativo, come se la storia fosse stata da lei stessa vissuta.
La trama può essere riassunta brevemente in questo contesto ma solo per avere poi a disposizione alcuni elementi importanti per vedere, provare e sentire quello che c’è, quello che si può intuire oltre la storia, e cioè tutta la complessa sfera sociale ed emotiva, psicologica e umana che preme e palpita appena dietro la marrazione, dietro le parole.
Dunque, riassumendo, il protagonista Norberto Mauri compie un viaggio in Egitto insieme ad altri anziani reduci di guerra, per visitare i luoghi che furono crudelissimi teatri di guerra e per commemorare il tristissimo periodo trascorso laggiù, ad El Alamein, in combattimento contro le forze inglesi, di gran lunga superiori in mezzi ed uomini. Durante il viaggio in aereo ci si conosce e si instaurano rapporti di amicizia tra i vari reduci, ognuno dei quali ha una storia, un aneddoto particolare da raccontare, e la storia davvero orrenda di quei giorni, intrisa di atti di coraggio ma anche di momenti di relativa bonaria serenità (commovente la descrizione di una improvvisata rappresentazione teatrale organizzata dagli stessi soldati italiani), risalta in tutta la sua lucida realtà come se fosse accaduta solo qualche giorno prima. Il gruppo di ex combattenti viene ospitato dall’ambasciata italiana. Segue, il giorno dopo, la visita al Sacrario. E qui avviene l’episodio che fa immergere tutto il racconto in un’aura di imponderabilità, di mistero, di magia: l’incontro con una donna misteriosa, vestita in nero, che indica al protagonista una lapide segnata col numero 8. Capirà poi al suo ritorno a casa, Norberto, che quella lapide custodiva i resti di suo padre morto ad El Alamein, padre che era partito da Napoli insieme a tanti altri giovani soldati e che non aveva più fatto ritorno. E, per rendere il mistero ancora più magico, c’è da considerare che il numero 8, scritto in orizzontale, simboleggia l’infinito…
C’è dunque una donna, figura misteriosa, che almeno in tre punti del racconto acquista una valenza emozionale e misterica di grande rilievo, direi peculiare: e cioè, nella prima fase descrittiva che rimanda ai ricordi del protagonista Norberto di quando era ragazzo, nel pieno di una guerra che devastava Napoli, incessantemente bombardata, in cui si legge di Livia, una bambina che venne presa in adozione dalla mamma di Norberto e della quale il giovane protagonista s’era segretamente innamorato. C’è poi l’incontro misterioso con la donna in nero al Sacrario di El Alamein, ed infine c’è la donna incontrata tra sogno e realtà mentre Norberto ritorna a Napoli con il treno. Quest’ultimo incontro è particolarmente misterioso, direi metafisico, e un po’ rappresenta l’acme di tutto il racconto, in quanto finalmente svela al protagonista ciò che lui stesso forse intuiva da tempo e cioé come e dove fosse veramente morto suo padre, e, cosa ancora più eclatante, chi fosse veramente il padre di Livia.
Ma la storia che abbiamo appena riassunto, continua, come dicevo prima, oltre l’accaduto in sé, lasciando quel “retrogusto” raffinato e ricco di un mondo fatto soprattutto di cuore, di fede, di coraggio, di eroismo, di abnegazione, di rispetto verso l’uomo e verso la società, di amor patrio, di fratellanza, di radicati e fondamentali valori familiari, che balza evidente agli occhi del lettore attento.
Il tutto, come dicevo, intriso di una certa aura di mistero: infatti, come afferma la stessa Anna Aita nella sua eloquente introduzione, Aldo De Gioia, alias il Norberto Mauri protagonista de “La lettera smarrita”, ha tre passioni in particolare: Napoli, la Storia e l’Arcano. E mi sembra che proprio in questo bel racconto queste tre peculiarità di Aldo De Gioia abbiano trovato la giusta integrazione.
Abbiamo dunque Napoli: una città che Aldo De Gioia conosce molto bene, nelle sue antiche vicissitudini storiche e sociali, nei suoi aneddoti, nella sua intricata topografia, nella sua umanità e nella sua disperazione, nella sua canzone e nella sua poesia, nel suo amore per la vita.
La Storia: una storia che è viva e dolorante, quella della guerra e dell’oppressione tedesca, quella dei bombardamenti improvvisi e della miseria, quella dei giovani militari, tra i quali anche il padre di Norberto / Aldo, che si radunavano al porto per imbarcarsi e per raggiungere mete lontane, mete africane, dove molti di loro troveranno la morte, ma una morte eroica, valorosa, tanto che di loro fu scritto su una stele: “mancò la fortuna, non il valore”!
Ed infine, terzo elemento, l’arcano: è un’aura di mistero, ma non cupa o spaventevole, semmai triste e malinconica, commovente e intrigante, quella che avvolge tutta la storia, fin dall’inizio e fino alla lettura della fatidica lettera smarrita, che il protagonista trova misteriosamente, è il caso di dirlo, all’interno del libro che ha portato con sé durante il viaggio in Africa, con l’intenzione di leggerlo ma che, stranamente, dimentica nella valigia, e che ora, quasi fosse dotato di volontà propria, gli si apre dinanzi con una dolce prepotenza, come per dirgli: ecco, son qua, aprimi e troverai la soluzione di tutto…
Ma c’è ancora un’ulteriore caratteristica, un risvolto ancora più prezioso e importante che traspare nel racconto, una specie di morale della favola, chiamamola così, a mio avviso, che si può dedurre leggendo queste pagine, ed è l’eroismo, l’attaccamento al dovere, l’amor patrio dei nostri combattenti in terra d’africa, e che costituiscono valori fondamentali dell’uomo nel suo consesso civile. Sono pagine di storia intramontabili, fatte appunto di dolori e di abnegazione, di sofferenze, di martirii ma anche di atti di eroismo.
Questo libro, al di là delle forti emozioni che suscita nel lettore nel pur breve e interessante intreccio narrativo, al di là di una pagina di storia che fa riemergere in noi, nella nostra mente e nel nostro cuore, episodi indelebili e intramontabili, momenti cruciali di vita e di vite vissute sotto il terrore di una guerra terribile e devastatrice, è anche, e soprattutto, una lunga accorata nostalgica e nello stesso tempo luminosa poesia. E’ una poesia per il modo gentile, caldo, armonico e melodioso con cui viene offerto al lettore un contenuto che, essendo in molti punti crudele e terrificante (si parla di guerra e di disagi), poteva in qualche modo sconvolgere o quanto meno inasprire il lessico; invece, grazie alla grande esperienza di scrittrice di Anna Aita, al suo saper individuare il vero cuore poetico della trama narrativa per poi aderirvi perfettamente, ciò non è accaduto.
E’ una poesia, infine, perché il protagonista Norberto Mauri, alias Aldo De Gioia, è un poeta. Se ci facciamo caso, al di là della storia e del mistero che in alcuni punti l’avvolge, come abbiamo visto, questa vicenda sembra tendere man mano che si sviluppa, ad una grande poesia: ed è quella grande poesia, direi sintesi sublime di tutto il racconto, che è El Alamein, scritta da Aldo De Gioia ed esposta su una lapide di bronzo ad El Alamein, nel museo di Porta Pia, e nella caserma Ferrari Orsi di Caserta.
“La lettera smarrita” è dunque un libro che, per il suo contenuto, sicuramente andrà ad arricchire la millenaria storia dei valorosi figli di Napoli, sempre pronti a seguire con passione e sacrificio gli intramontabili valori di libertà e di amor patrio.

Giuseppe Vetromile

 

Concorso Letterario “fa-VOLANDO”

La ALBUSedizioni bandisce la seconda edizione del Concorso Letterario “fa – VOLANDO”, che ha come scopo la pubblicazione dell’opera vincitrice nella collana per ragazzi Stelle filanti.

Si può concorrere con Favole e/o Fiabe della lunghezza massima di 65 cartelle dattiloscritte, oppure con raccolte di Favole e/o Fiabe; l’importante è di non superare le 65 cartelle. Il tema è libero. Le opere devono essere inedite. Saranno premiati i primi cinque (5) classificati:

Al 1° classificato andrà una targa, un libro ALBUS, un attestato e un regolare contratto di edizione, senza nessun tipo di contributo economico da parte dell’autore. Il libro sarà stampato e distribuito nel circuito nazionale.

Al 2° e 3° Classificato andrà una targa, un libro ALBUS e un attestato.

Al 4° e 5° Classificato andrà una medaglia, un libro ALBUS e un attestato. L’Editore si riserva il diritto di proporre il contratto di edizione anche ad altri premiati, nel caso la giuria giudicasse le opere degne di pubblicazione.

Le opere vanno inviate a concorsi@albusedizioni.it , allegando i dati dell’autore: nome e cognome, indirizzo di residenza, numero di telefono e indirizzo e-mail. Entro e non oltre il 30 aprile 2012. Nell’oggetto della mail specificare “Concorso Letterario Favolando. Per spese di segreteria è richiesto un contributo di euro 15,00. La quota va versata sul conto postepay n. 4023 6004 4555 5370 intestato a Rita Esposito. Il giudizio della giuria è insindacabile. I vincitori e tutti i partecipanti saranno avvisati sull’esito del concorso dalla Casa Editrice. I vincitori saranno annunciati tramite comunicati stampa a siti e riviste del settore e pubblicati nell’apposita sezione del sito ALBUS “I vincitori dei nostri concorsi”.

Info al 339.2740860 oppure info@albusedizioni.it, oppure al fax 081.8353779.

Visita il nostro sito http://www.albusedizioni.it ed iscriviti alla newsletter, è gratuita e ti tiene informato sulle nostre iniziative e promozioni.

Premio di Narrativa “Maria Teresa Di Lascia”

Il Comune di Fiuminata e il Comune di Rocchetta Sant’Antonio, le due cittadine che costituiscono le tappe fondamentali della vicenda umana e letteraria della scrittrice Maria Teresa Di Lascia, indicono la 6ª Edizione del Premio Nazionale Narrativa “Maria Teresa Di Lascia” riservato alle scrittrici.

1) Potranno concorrere autrici di romanzi e raccolte di racconti (almeno 4) scritti originariamente in lingua italiana, pubblicati in prima edizione a partire dal 1 gennaio 2011 fino al 31 dicembre 2011.

2) Le case editrici che intendano far concorrere opere da loro pubblicate dovranno inviare n.10 copie al seguente indirizzo: Comune di Fiuminata, Via Roma n° 32, 62025 Fiuminata (MC), entro e non oltre il 10 MAGGIO 2012, indicando sul plico l’annotazione “Premio M. Teresa Di Lascia”. Per la scadenza farà fede il timbro postale.

3) La Giuria scientifica selezionerà tre opere alle quali verranno attribuiti i seguenti punteggi: prima (15 punti), seconda (10 punti), terza (8 punti). Delle tre opere finaliste saranno acquistate 70 copie.

Nelle votazioni in caso di parità il voto del Presidente della Giuria varrà doppio.

4) Le tre opere prescelte verranno distribuite ai componenti di una Giuria popolare, rappresentativa delle due comunità , composta da 35 cittadini scelti dal Sindaco su proposta della Giunta comunale di Fiuminata e da 35 residenti scelti dal Sindaco su proposta della Giunta comunale di Rocchetta Sant’Antonio. In occasione dello spoglio delle schede della giuria popolare i voti riportati saranno

sommati ai voti precedentemente assegnati dalla Giuria Scientifica.

Dalla somma dei voti, sintesi del giudizio della giuria popolare e della giuria scientifica, risulterà l’opera vincitrice.

5) All’autrice dell’opera che risulterà vincitrice, dopo lo spoglio delle schede, verrà assegnato un premio di 2.500,00 Euro (duemilacinquecento). All’ autrice seconda classificata verrà assegnato un premio di 1.500,00 Euro (millecinquecento). All’autrice terza classificata verrà assegnato un premio di 1.000,00 Euro (mille).

I premi verranno assegnati solo in presenza delle autrici durante la cerimonia di premiazione che si svolgerà il 15 settembre 2012 a Fiuminata (MC).

6) Le autrici vincitrici di una precedente edizione del Premio non potranno partecipare

alla edizione immediatamente successiva.

7) La Commissione Giudicatrice è composta da due docenti universitari proposti dai due Comuni che alternativamente organizzano il Premio ed è presieduta dal Prof. Alfredo LUZI, Ordinario di “Letteratura Italiana Contemporanea” presso l’Università degli Studi di Macerata.

8) L’organizzazione del Premio è curata, per il Comune di Fiuminata, dall’Assessore Anna Grilli, per il Comune di Rocchetta Sant’Antonio, dalla Dott.ssa Lucia Castelli, responsabile della Biblioteca Comunale“G. Libertazzi”.

9) Le edizioni annuali del Premio “Maria Teresa Di Lascia” si svolgono alternativamente nei due Comuni promotori dell’iniziativa.

IL SINDACO DEL COMUNE DI FIUMINATA Prof. Vito RIZZO;

IL SINDACO DEL COMUNE DI ROCCHETTA S. ANTONIO Prof. Ranieri CASTELLI