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Marisa Papa Ruggiero e i suoi “Passaggi di confine”

13 febbraio 2012

Andando a rivisitare i vecchi (ma sotto certi aspetti ancora vividi e splendenti) canoni simbolisti che ebbero così tanta importanza nella letteratura e nella poesia francese ed europea di fine ottocento, si potrebbe essere quasi tentati di effettuare un accostamento con la poetica della nostra brava Marisa Papa Ruggiero. Ma naturalmente una tale aderenza al movimento simbolista è, secondo me, soltanto fugace, e per certi aspetti legati ad una visione e ad un rendimento piuttosto “libratori” della parola poetica di Marisa Papa Ruggiero. Infatti, in questa sua recente raccolta, “Passaggi di confine”, Edizioni L’Arca Felice, impreziosita (come sempre lo sono le pubblicazioni della Collana di arte – poesia “Coincidenze” curata da Mario Fresa) da ottimi disegni, l’autrice propone un suo degnissimo lavoro poetico, nel quale possiamo notare come ogni testo ivi incluso abbia un certo senso “libratorio”, in cui cioé la parola si “libra” effettivamente, staccandosi dalla superficie della realtà ed innalzandosi verso sfere più eteree, pur tuttavia trasportando con sé una mole grandissima di significati, di immagini e di emozioni, che la parola stessa, nel verso, evoca. E non si tratta di estraneamento, di sofisticazione, in quanto, a ben vedere in attenta analisi, la poesia di Marisa Papa Ruggiero porta in grembo una verità e una descrizione dell’animo umano e dei sentimenti che l’attraversano e la sconvolgono, di fondamentale importanza. Potremmo dire invece che la sua poesia è fortemente astrattiva, o estrapolativa, nel senso che partendo da una precisa emozione o speculazione interiore o riflessione sul mondo osservato, la poetessa giunge ad una elevazione più fine e raffinata dell’argomento, direi più nobile, e quindi più universalizzata. Il lettore attento è comunque coinvolto dalle spire aeree della poesia di Marisa, cogliendone l’essenzialità pur nel loro dolce vorticare che ne inebria tutti i sensi, e forse anche oltre. Del resto, anche Mario Fresa, nella sua introduzione “Dire la vita”, afferma che “Marisa Papa Ruggiero conduce la parola poetica alla tensione di una continua sfida interrogativa. La sua scrittura disegna una trama che si fonda sui cardini dell’Apertura e della Possibilità...” (ved. par. 1). E ancora, al par. 4.: “La lingua di Marisa Papa Ruggiero non definisce, ma riassume, distrugge e ricrea, giungendo a scompaginare e a riformulare le coordinate del linguaggio razionalmente organizzato“.

Mi sembra dunque ovvio che la poetica della nostra autrice sia davvero eccezionalmente ispirata, che parte cioè da un intimo segreto impulso creativo, elaborato e plasmato poi tramite la sua grande e intelligente capacità tecnica espressiva. E particolarmente indovinato e aderente è il titolo della raccolta, “Passaggi di confine”, come a voler confermare questo distacco, anzi, questa “traslazione” o “prolungamento” della parola poetica verso un confine emozionale, dove si raccordano e prendono forma alla fine (ma non nel senso di un punto fermo: la poesia è sempre un transito, viene, si sofferma, e prosegue…) i significanti e le figurazioni, tutte dotate di intense colorazioni e, soprattutto, di melodiose gradazioni sonore: “Sapersi voce tacendo / sapersi corpo / che plasma due distanze / simulando accenti passi sul filo / al di qua di noi su questa / ventosa soglia che ci guarda / noi asintoti erranti / su binari in viaggio / mancando il punto / il solo scatto di congiunzione / che spezzi il sistema / mancare / l’unica volta / mentre a picco precipita / la scala antincendio“. Dunque, una poesia, quella di Marisa Papa Ruggiero, che si verticalizza, che tende “asintoticamente” all’infinito, che lavora sul suono e sull’immagine evocatrice della parola poetica, portandola molto al di là del mero strato materiale e corporeo della realtà, sublimando così, in modo veramente personale ed originale, la profonda ed inesprimibile verità che ciascuno si porta dentro.

Marisa Papa Ruggiero, “Passaggi di confine”, Edizioni L’Arca Felice, Salerno, 2011. Collana di arte-poesia “Coincidenze” a cura di Mario Fresa, nr. 37

Giuseppe Vetromile

13 febbraio 2012

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