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L’eclettismo letterario di Rossella Luongo

8 febbraio 2012

 

 

 

 

 

 

 

Non credo sia esagerato o addirittura pleonastico definire l’attività letteraria di Rossella Luongo aderente ad una veduta e ad un comportamento marcatamente eclettico, inteso anche nel senso classico del termine, che come sappiamo si riferisce ad una ben determinata corrente filosofica dell’antica Grecia. Il suo eclettismo si manifesta dunque in due categorie letterarie che, spesso, in un autore si pongono su due diversi piani di interesse e di rendimento: mi riferisco alla poesia e alla narrativa, che, come dicevo, convivono ma non sempre riescono contemporaneamente al massimo grado di qualità e di resa. Potrei tirare qui in ballo esempi che possono risultare banali, come il caso di Alessandro Manzoni, autore di indiscutibile eccellenza sul piano della narrativa, un po’ meno su quello della poesia. O, come d’altra parte avviene per molti poeti, si ha una linea principale e più “sostanzialmente” poetica, a scapito di esperimenti narrativi di discreta qualità più o meno riusciti.
Non è questo il caso di Rossella Luongo, autrice avellinese che in questi ultimi anni ha dimostrato una sempre crescente qualità letteraria, riuscendo a collocarsi tra i nomi più autorevoli dell’attuale panorama culturale, non solo regionale, ma addirittura nazionale. In lei, infatti, convivono, sì, i due aspetti creativi e fattivi del filone letterario, la poesia e la narrativa, ma vi convivono certamente in modo alto, significativo e, soprattutto, ambivalente, nel senso che nessuna delle due “propensioni” ha il sopravvento sull’altra, il che porta a definire la nostra autrice indifferentemente poetessa e/o scrittrice.
Conoscevo già, avendola seguita molto da vicino, la produzione poetica di Rossella Luongo, e il suo percorso sempre più ricco e profondo di ricerca e di lavoro interiore: da “La fata ed il poeta” del 2007, a “Canti metropolitani” del 2009, per giungere a “Ipotesi di contrasto” del 2010, oltre a vari testi pubblicati in importanti antologie e rubriche varie. Ma la sua vena narrativa, anche se non ha sortito pubblicazioni in contemporanea a queste sue raccolte poetiche già citate, era già sorprendentemente manifesta e già indubbiamente di qualità, come dimostrano anche alcuni premi ottenuti in concorsi letterari per inediti di comprovata validità. E, d’altra parte, il suo lungo arrovellarsi in questo campo, il suo continuo rivedere e “riscrivere” le storie, denotano un interesse e una dedizione pari, se non superiore, al suo stesso “lato poetico”, ricavandone e dimostrandone la qualità e la bontà.
Ora dunque le due “direttrici” letterarie non potevano non sortire in una contemporanea pubblicazione, e di poesia e di narrativa: da una parte abbiamo “Passaggi di piccole cose”, e dall’altra “Borderline”.
In “Passaggi di piccole cose” (Edizioni Joker), Rossella Luongo conferma e addirittura affina la sua architettura poetica, basata su quadri espositivi che raffigurano realtà, momenti, stati d’animo e situazioni correlate, espressi in modo essenziale e stringato, dando molto valore alla parola in sé, ed esplicitando il tutto con il minimo utilizzo di forme verbali che potrebbero nascondere una certa ridondanza, contraria all’essenzialità del dire della nostra Autrice: una economia della forma poetica, dunque, che non implica assolutamente una povertà della sostanza e del significato, anzi, ne accentua e ne approfondisce il contenuto. I suoi versi, anche in questa pregevole raccolta, continuano ad essere dotati di quella compattezza organica, di quella stentoreità già riscontrata nelle precedenti raccolte, ma che ad una lettura più attenta si sciolgono poi in forti ed emozionanti flashes inventivi: “È bello rivederti / come innaffiare un fiore / screziato, delicato / dalle terrazze del cuore / ai profumi nel tempo, / ecco perchè ti dico / vorrei invecchiare così, / per sentieri di rughe / e astri lucenti, così / in un universo di pace”: è solo un esempio, ma in tutti i versi di Rossella Luongo è significativo l’uso frequente di termini usuali per indicare tutt’altro, come “terrazze del cuore” e “sentieri di rughe”: sono costruzioni ispirate che fanno di un poeta un vero poeta, in quanto riescono a “giocare” con la parola e con i termini, in modo intelligente e creativo, fornendo al lettore una nuova chiave di lettura.
La raccolta, suddivisa in tre parti, “Variazioni sul tema”, “Intermezzo” e “In nome e per conto”, denota un’ottima organicità e la capacità, da parte dell’autrice, di saper ben individuare i momenti e il flusso logico dell’invenzione poetante lungo un percorso introspettivo e costruttivo di indubbio valore.
Ma, come dicevamo, Rossella Luongo ha un altro campo, parallelo alla poesia, in cui convogliare tutta la sua forza artistica: la narrativa. E’ un campo sicuramente complementare e dello stesso valore, perchè in esso la Luongo esplicita tutto il resto, cioè tutto quello che in poesia non le è stato permesso, pur conservando le medesime naturali profonde sorgenti artistiche e creative, indissolubilmente legate alla sua umanità. Con la narrativa, in effetti, Rossella Luongo integra e completa la sua anima letteraria, preferendo una linea e delle argomentazioni particolarmente interessanti e attive, che coinvolgono il lettore e lo tengono in qualche modo “inchiodato” e compartecipe, come spesso accade nei “thriller”. Ma i suoi racconti vanno oltre, vanno al di là del mero fatto episodico di un thriller, che si esaurisce in se stesso nell’appagare solo la curiosità di scoprire l'”assassino” o svelare l’arcano alla fine del testo. Nei racconti di Rossella Luongo, infatti, l’eventuale episodio scabroso, triste e che quasi sempre si conclude con la disfatta psichica e anche addirittura fisica del protagonista, c’è tutto un substrato psicologico, umano e sociale che traspare come al di là di un velo, è latente e sempre in agguato il mondo con tutti i suoi problemi quotidiani e comportamentali. Si tratta, appunto, di racconti “borderline”, come la stessa autrice ha intitolato questa sua raccolta, titolo che non poteva essere più appropriato. “Borderline” è infatti costituito da una serie di racconti legati tra di loro da alcune rilevanti caratteristiche principali, che potremmo così riassumere in breve: situazioni estreme, profonda crisi psicologica e umana dei personaggi, dettato e struttura essenziale (come nella sua poetica!) e fluida.
Dal primo racconto, “Tra due gocce”, e fino all’ultimo, “Game over”, traspare evidente l’eccezionalità del fatto narrato, spesso inverosimile, straordinario, al limite del credibile e del possibile. E vi è una notevole carica di mistero, di “suspence”, vi aleggia sovente un’aria grigia e dolorosa, come se un destino avverso e ineluttabile incombesse sui personaggi. Ma queste trame narrative sono soltanto uno scenario, estremo, appunto, “borderline”, per permettere a Rossella Luongo di scandagliare, indagare, analizzare, dipanare ed infine offrire al lettore tutta una serie di situazioni umane, sociali e psicologiche particolarmente difficili e intricate, volendo al tempo stesso suggerire qualche indicazione se non proprio risolutiva, almeno rientrante nella sfera della normalità quotidiana. Così, ad esempio, i due amanti della storia “Delizia ai lamponi”, pur sconvolti interiormente per il loro tradimento nei confronti dei rispettivi coniugi, accettano alla fine rassegnati una vita che, nonostante i necessari sotterfugi, li appagherà nell’amore e nel raggiungimento di una personale felicità. Oppure ancora nella storia dei gemelli, “Gemini”, nella quale il protagonista, dopo una tragedia familiare precedentemente annunciatagli da una zingara, si rende conto di aver vissuto per niente, anzi di essere stato lui stesso la causa del dramma che ha coinvolto prima la moglie e poi i suoi figli gemelli, portandolo poi a riflettere miseramente sulla precarietà della vita.
Racconti ben costruiti, dunque, di sicura presa sul lettore, perchè assolutamente non superficiali e lineari: Rossella Luongo sa infatti scendere molto bene, con la sua narrazione incalzante, negli interstizi del cuore, della mente e dell’anima, in profondità, sviscerando ogni minimo dettaglio psicologico e umano. Intelligente anche l’uso di appropriate citazioni all’inizio di ciascun racconto e la sua “guida” all’ascolto, come per suggerire l’appropriata aria musicale di sottofondo, per poter meglio riflettere sulla storia e sulle sue implicazioni.
Due libri, “Passaggi di piccole cose” e “Borderline”, che costituiscono attualmente una vera pietra miliare nel percorso letterario di Rossella Luongo, percorso destinato a raggiungere certamente orizzonti ancora più ampi e luminosi.
Rossella Luongo, “Passaggi di piccole cose”, Edizioni Joker, Novi Ligure, 2011. Prefazione di Claudio Damiani.
Rossella Luongo, “Borderline”, edizione autoprodotta, 2011.
Le copertine dei due libri sono state realizzate da Luciano Ladislai.
Giuseppe Vetromile
8/2/11
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